I Tempi Richiedevano di Ernest Hemingway

I tempi richiedavano

che noi cantassimo

e rotolassimo

sotto la tavola.

I tempi richiedevano

che esagerassimo

e ci stordissimo

a furia di bere.

I tempi richiedevano che danzassimo e ci

tirassimo giù i calzoni.

E in fin dei conti

i tempi ottennero

tutta la merda

che richiedettero.

3 Risposte

  1. Ok mi hai stuzzicato. Sai di quand’è questa poesia perchè Rebora scrive intorno al 1913:

    “Chiedono i tempi agir forte nel mondo
    in un perenne tumultuar balordo
    Di vita senza razza,
    E che fiumane alle marcite in guazza…”

    ecco il testo integrale: http://getabit.wordpress.com/2008/08/18/frammenti-x/

    Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi, mi sembra che ci siano molte analogie, ma Rebora vuole suggerire una strada, una sorta di sguardo a quello che c’era.
    Il messaggio e simile oltre alla metafora della merda (Rebora è un po’ più fine). L’italiano però richiama a una possibilità di evitare la distruzione, un po’ vaga ma tra le righe.

  2. Rebora decisamente mi mancava e ammetto la spaventosa ignoranza. Però la poesia che hai postato è veramente molto intensa.

    La domanda che mi hai fatto poi è ancora più interessante perchè ho cominciato a collegare vari pensieri tra loro e sono uscite fuori un po’ di analogie.

    Come riporta l’articolo di Repubblica da cui ho ritagliato la poesia, questa dovrebbe essere stata scritta nel 1925 (su per giù) anno della pubblicazione di In our time. La poesia, infatti, è stata scritta a mano in un volume che Hemingway regalò all’amico Jack Cowles.

    In our times è una raccolta di racconti sulla prima guerra mondiale, l’embrione di quello che diventerà poi uno dei capolavori della letteratura del Novecento: Addio alle armi (1929). Quindi ipoteticamente la poesia può essere stata abbozzata proprio durante gli anni della guerra.

    Inoltre, sia la raccolta di racconti che il romanzo parlano della prima guerra mondiale, precisamente del fronte italiano dove Hem ha combattuto (qualche giorno in verità, prima di essere ferito e passare tre mesi in ospedale a Milano). Ed è affascianante sapere che anche Rebora ha combattuto sullo stesso fronte nello stesso periodo ed anche egli, dopo lo scoppio di una granata, ha trascorso una lunga convalescenza in ospedale (ma non so dove).

    Se poi aggiungi che in Addio alle armi uno dei personaggi principali è proprio la figura di un cappellano italiano la coincidenza si fa ancora più affasciante…

  3. Vedo che hai studiato…molto più di me. Mi mancano un po’ gli aneddoti della vita di Rebora so che però la conversione avviene più tardi dopo il venti quindi si sarà fatto prete un po’ più in là, mentre la poesia è stata pubblicata nel ‘13(sono andato a controllare).
    Comunque è molto interessante quello che hai scoperto, io purtroppo non ho ancora letto “Addio alle armi”, ma ce l’ho lì sul comodino.
    Ovviamente colgo la provocazione e lo leggerò dopo “sunset limited” consigliato dal mio amico(vedi “get a bit”) che ho acquistato ieri.
    Ora mi metto a studiare anch’io se trovi qualcos altro fammelo sapere forse scopriamo qualcosa di interessante tra Heminghway e Rebora.
    Comunque come avrai capito mi piacciono molto i tuoi gusti in quanto a poesie…se ne hai altre le aspetto.

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