“Ode al gatto” di Pablo Neruda

Pubblicato il settembre 12, 2008

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Oda al gato

 

Los animales fueron

imperfectos

largos de cola, tristes

de cabeza.

Poco a poco se fueron

componendo,

haciéndose paisaje,

adquirendo lunares, gracia, vuelo.

El gato

sòlo el gato

apareciò completo

y orgulloso:

naciò completamente terminado,

camina solo y sabe lo que quiere.

 

El hombre quiere ser pescado y pàjaro,

la serpiente quiesiera tener alas,

el perro es un leòn desorientado,

el ingeniero quiere ser poeta,

la mosca estudia para golondrina,

el poeta trata de imitar la mosca,

per el gato

quiere ser sòlo gato

y todo gato es gato

desde bigote a cola,

desde presentimento a rata viva,

desde la noche hasta sus ojos de oro.

 

No hay unidad

como él,

no tienen

la luna ni la flor

tal contextura:

es una sola cosa

como el sol o el topacio,

y la elàstica linea en su contorno

firme y sutil es como

la linea de la proa de una nave.

Sus ojos amarillos

denaro una sola

ranura

para echar las monedas de la noche.

 

Oh peqeuño

emperador sin orbe,

conquistador sin patria,

mìnimo tigre de salon, nupcial

sultàn de cielo

de las tejas eròticas,

el viento del amor

en la intemperie

reclamas

cuando pasas

y posas

cuatro pies delicato

en el suelo,

oliendo,

desconfiando

de todo lo terrestre,

porque todo

es immundo

para el immaculado pie del gato.

 

Oh fiera independiente

de la casa, arrogante

vestigio de la noche,

perezoso, gimnàstico

y ajeno,

profundisimo gato,

policìa secreta

de las habitaciones,

insignia

de un

desaparecido terciopelo,

seguramente no hay

enigma

en tu manera,

tal vez no eres misterio,

todo el mundo te sabe y perteneces

al habitante menos misterioso,

tal vez todo lo creen,

todos se creen dueños,

propietarios, tìos

de gatos, compañeros,

colegas,

discipulos o amigos

de su gato.

 

Yo no.

Yo no suscribo.

Yo no conozco al gato.

Todo lo sé, la vida y su archipiélago,

el mar y la ciudad incalcolabile,

la botànica,

el gineceo con sus extravìos.

El por y el menos de la matematica,

los embudos volcànicos del mundo,

la càscara irreal del cocodrilo,

la bondad ignorada del bombero,

el atavismo azul del sacerdote,

pero no puedo decifrar un gato.

Mi razòn resbalò en si indeferencia

sus ojos tienen numero de oro.

 

 

Ode al gatto

 

Gli animali furono

imperfetti lunghi

di coda, plumbei

di testa.

Piano piano si misero

In ordine

Divennero paesaggio,

acquistarono nèi, grazia, volo.

Il gatto,

soltanto il gatto

apparve completo

e orgoglioso:

nacque completamente rifinito,

cammina solo e sa quello che vuole.

 

L’uomo vuol essere pesce e uccello,

il serpente vorrebbe avere ali,

il cane è un leone spaesato,

l’ingegnere vuole essere poeta,

la mosca studia per rondine,

il poeta cerca d’imitare la mosca,

ma il gatto

vuole essere gatto

ed ogni gatto

dai baffi alla coda,

dal fiuto al topo vivo

dalla notte fino ai suoi occhi d’oro.

 

Non c’è unità

come la sua,

non hanno

la luna o il fiore

una tale coesione:

è una sola cosa

come il sole o il topazio,

e l’elastica linea del suo corpo,

salda e sottile, è come

la linea della prua di una nave.

I suoi occhi gialli

hanno lasciato una sola

fessura

per gettarvi le monete della notte.

 

Oh piccolo

imperatore senz’orbe,

conquistatore senza patria,

minima tigre da salotto, nuziale

sultano del cielo

delle tegole erotiche,

il vento dell’amore

all’aria aperta

reclami

quando passi

e posi

quattro piedi delicati

sul suolo,

fiutando,

diffidando

di ogni cosa terrestre,

perché tutto

è immondo

per l’immacolato piede del gatto.

 

Oh fiera indipendente

della casa, arrogante

vestigio della notte,

neghittoso, ginnastico

ed estraneo,

profondissimo gatto,

poliziotto segreto

delle stanze,

insegna

di un

irreperibile velluto,

probabilmente non c’è

enigma

nel tuo contegno,

forse non sei mistero,

tutti sanno di te ed appartieni

all’abitante meno misterioso,

forse tutti si credono

padroni,

proprietari, parenti

di gatti, compagni,

colleghi,

discepoli o amici

del proprio gatto.

 

Io no.

Io non sono d’accordo.

Io non conosco il gatto.

So tutto, la vita e il suo arcipelago,

il mare e la città incalcolabile,

la botanica,

il gineceo coi suoi peccati,

il per e il meno della matematica,

gli imbuti vulcanici del mondo,

il guscio irreale del coccodrillo,

la bontà ignorata del pompiere,

l’atavismo azzurro del sacerdote,

ma non riesco a decifrare un gatto.

Sul suo distacco la ragione slitta,

numeri d’oro stanno nei suoi occhi.

Pablo Neruda, Poesie (1924-1964), Fabbri editori, Milano 1997

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